Avverrà, in un futuro non tanto remoto, che il mio stesso blog - che ha una sua identità e sensibilità tutta propria e autonoma da me - mi ripudierà.
Avverrà quando gli rivelerò quanto adesso rivelo a voi: io, la promotrice del curriculum ben fatto, la paladina del ponderare cosa inserire e cosa omettere, io che ricostruisco percorsi di vita da appunti mandati su whatsapp... Ebbene si, io questa io, ho dimenticato di inserire nel mio curriculum un intero anno di lavoro!
Il momento in cui me ne sono accorta è stato come una rivelazione: ho alzato gli occhi e ho detto a mezza voce: "ma io ho fatto anche la tutor, o sbaglio?". Non sbagliavo... Ma come si fa a dimenticare di inserire nel curriculum un intero anno di lavoro!? Chi altri potrebbe...!?
Riordiniamo, per chi non conosce la storia in dettaglio: nel lontano 2006 ho lavorato come tutor ad un master universitario che riguardava l'accessibilità dei beni e dei siti di interesse culturale.
Dunque, in estrema sintesi, un ruolo importante (tutor ad un master accademico) su un tema di grande interesse sia per il mio lavoro, che per passione personale.
Come se non bastasse, è stato pure un anno bellissimo! Con studenti, docenti e collega tutor (soprannominato "il collega") si era creato un gruppo armonioso, divertentissimo! Competenze, caratteri e ruoli diversi non ci hanno mai separato, ma unito sempre di più col passare dei mesi.
Eppure, di tutta questa bellezza non c'è stata traccia nel mio curriculum per anni.
Non volendo addentrarmi in analisi psicologiche per scoprire chissà quale trauma infantile, preferisco non chiedermi perchè l'abbia dimenticato; i "perchè?" e i "come?" affollano già troppo le mie giornate per avere spazio per aggiungerne un altro. Adesso ho rimediato e felicemente guardo avanti.
A cosa serve, dunque, questo post, se non mi fa riflettere su di me e capire cosa ho fatto?
Serve intanto a farmi ridere di me stessa, ricordandomi quindi che l'autoironia alleggerisce tutto, e serve da promemoria - o meglio, chiamiamola con il suo nome: giustificazione - per tutti voi amici cari, che mi guardate stupiti quando non ricordo nomi, facce, ruoli, date, aneddoti: non è snobismo da pseudo intellettuale. Semplicemente aveva ragione un mio caro amico che tanti anni fa mi disse: "Angela, tu sei sempre altro, sei sempre altrove".
Sono una persona molto distratta, anche se sembro attenta!
Benvenuti!
13/104 è il numero magico, e ora? E ora è tutto da scoprire, sicuramente il meglio arriva da adesso in poi... Buona lettura!
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mercoledì 4 marzo 2015
domenica 22 febbraio 2015
Pranzo di lavoro - Riposata
Un pugno di lenticchie buone, una patata, una carota e un tristissimo gambo di sedano (che però con questa compagnia da il meglio di sè).
28-29 minuti di cottura e la zuppa è pronta. E fin qui, direte, siamo bravi tutti.
Ma se non siete siciliani, non lo sapete che certe pietanze hanno bisogno di relax. Si, anche la zuppa si deve riposare!
Allora ascoltate me: mentre fate colazione, cuocete nella zuppa un po' di pasta (io consiglio ditalini, la mia amica Antonella è più per lo spaghetto rotto). Le ore che passeranno fra preparazione e consumazione serviranno a voi per lavorare e alla pasta per riposare: l'incontro all'ora di pranzo, con un filo d'olio a condire il momento, sarà davvero rasserenante.
28-29 minuti di cottura e la zuppa è pronta. E fin qui, direte, siamo bravi tutti.
Ma se non siete siciliani, non lo sapete che certe pietanze hanno bisogno di relax. Si, anche la zuppa si deve riposare!
Allora ascoltate me: mentre fate colazione, cuocete nella zuppa un po' di pasta (io consiglio ditalini, la mia amica Antonella è più per lo spaghetto rotto). Le ore che passeranno fra preparazione e consumazione serviranno a voi per lavorare e alla pasta per riposare: l'incontro all'ora di pranzo, con un filo d'olio a condire il momento, sarà davvero rasserenante.
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giovedì 11 dicembre 2014
Divisione del lavoro
A me oggi sembra che il vero discrimine nel lavoro in Italia stia fra chi ha un contratto di lavoro dipendente, pubblico o privato che sia, e chi no. Nel "chi no", includo tutti gli atipici di questo Paese atipico, incastrati in sigle ridicole quali sono tutte le declinazioni del Co.Co., includo la (S)Partita IVA people, gli stage e le prestazioni occasionali.
A me oggi sembra che siamo due popoli che occupano lo stesso suolo: parliamo linguaggi diversi, viviamo vite diverse, abbiamo orizzonti diversi.
A me oggi sembra che difficilmente proveremo a cedere il triste scettro di legno e la corona di latta che spetta a chi vince la gara del più sfruttato, più sottopagato, più deluso.
A me oggi sembra che difficilmente ci capiremo. Mi sembra che per entrambi i gruppi le proprie ragioni sono più ragioni.
Alcuni di noi proprio non riusciremo mai a capire cosa significa vivere a pieno un diritto, se questo è dato da contratto; semplicemente perchè non lo abbiamo mai avuto e quindi non sapremmo come gestirlo.
Altri da noi, però, proprio non riusciranno mai a capire che per diritto e per capriccio sono due motivazioni profondamente diverse, cambiano il senso delle cose, la percezione dello spazio intorno a sè.
Riflettere su questa profonda differenza ci porterebbe a capire che Copernico non ha studiato invano.
A me oggi sembra che siamo due popoli che occupano lo stesso suolo: parliamo linguaggi diversi, viviamo vite diverse, abbiamo orizzonti diversi.
A me oggi sembra che difficilmente proveremo a cedere il triste scettro di legno e la corona di latta che spetta a chi vince la gara del più sfruttato, più sottopagato, più deluso.
A me oggi sembra che difficilmente ci capiremo. Mi sembra che per entrambi i gruppi le proprie ragioni sono più ragioni.
Alcuni di noi proprio non riusciremo mai a capire cosa significa vivere a pieno un diritto, se questo è dato da contratto; semplicemente perchè non lo abbiamo mai avuto e quindi non sapremmo come gestirlo.
Altri da noi, però, proprio non riusciranno mai a capire che per diritto e per capriccio sono due motivazioni profondamente diverse, cambiano il senso delle cose, la percezione dello spazio intorno a sè.
Riflettere su questa profonda differenza ci porterebbe a capire che Copernico non ha studiato invano.
lunedì 17 novembre 2014
Me lo(ve) merito
La riforma del lavoro ancora non abbiamo capito come sarà, ma ha già dato il la a tutte le forme di confronto verbale immaginabili comprese nell'arco che va dal chiacchiericcio al dibattito, con una tale varietà di posizioni ed interpretazioni che sento il bisogno di un sig. Bignami dei tempi odierni che mi fornisca il compendio.
Spicca, nel mezzo delle eccentricità urlate come saldi di fine stagione (perchè almeno questo, che viviamo in un clima da fine stagione, è tristemente chiaro a tutti), l'affermazione di Nonsochi che sostiene che avere il merito come principio guida di una qualsivoglia riforma sia profondamente sbagliato, perchè parrebbe essere tale merito - sconosciuto ai più nel nostro Paese - niente meno che nemico dell'uguaglianza, che invece risulterebbe essere sorella gemella della giustizia sociale.
In questa occasione non mi esprimo sulla prossima ennesima riforma del lavoro (i vecchi lettori del blog avranno già avuto un sussulto di sorpresa nel vedermi tornare online, figurarsi se posso dare loro un altro colpo cominciando pure ad affrontare seriamente i discorsi!), ma su questa potenziale inimicizia fra merito ed uguaglianza non posso sorvolare, perchè sinceramente non la capisco.
Se uguaglianza è dare a tutti nella stessa misura opportunità, basi, strumenti, speranze - e lunga vita all'uguaglianza! - dove starebbe l'inconciliabilità con il riconoscimento del merito, cioè premiare ciascuno in base al proprio impegno e capacità? (Impegno e capacità insieme, attenzione, perchè l'uno senza l'altro vicendevolmente non sono sufficienti).
Quando in qualche modo il meccanismo della vita si inceppa per questioni legate alla giustizia o alla salute ad esempio, pretendiamo per noi, giustamente, il meglio, cercando il merito e riconoscendogli anche un valore aggiunto a livello economico talvolta spropositato rispetto al valore intrinseco. Ma questo merito, se non lo abbiamo coltivato, accompagnato e cresciuto, come possiamo trovarcelo davanti, disponibile e pronto per le nostre esigenze?
E soprattutto, questo merito magari di famiglia sfortunata, coperto ed offuscato dal brillare vuoto di tanta banalità impreziosita da dinamiche di affiliazione e strane forme di cooptazione, se non avesse avuto che so, una borsa di studio di supporto, strumenti da utilizzare durante la propria formazione, la sicurezza di una stanza nei collegi per gli studenti, questo merito dicevo sarebbe mai arrivato fin davanti a noi, a salvarci la vita, a difendere la nostra dignità, a confortarci con la parola giusta?
Suona come una terzina, che non scivola via nella rotazione della erre ma si ferma perentorio grazie alla ti: merito, come la continua crescita di chi non sfugge a sè stesso, di chi resta e da e - sarebbe pure ora, caro Stato! - riceve.
Spicca, nel mezzo delle eccentricità urlate come saldi di fine stagione (perchè almeno questo, che viviamo in un clima da fine stagione, è tristemente chiaro a tutti), l'affermazione di Nonsochi che sostiene che avere il merito come principio guida di una qualsivoglia riforma sia profondamente sbagliato, perchè parrebbe essere tale merito - sconosciuto ai più nel nostro Paese - niente meno che nemico dell'uguaglianza, che invece risulterebbe essere sorella gemella della giustizia sociale.
In questa occasione non mi esprimo sulla prossima ennesima riforma del lavoro (i vecchi lettori del blog avranno già avuto un sussulto di sorpresa nel vedermi tornare online, figurarsi se posso dare loro un altro colpo cominciando pure ad affrontare seriamente i discorsi!), ma su questa potenziale inimicizia fra merito ed uguaglianza non posso sorvolare, perchè sinceramente non la capisco.
Se uguaglianza è dare a tutti nella stessa misura opportunità, basi, strumenti, speranze - e lunga vita all'uguaglianza! - dove starebbe l'inconciliabilità con il riconoscimento del merito, cioè premiare ciascuno in base al proprio impegno e capacità? (Impegno e capacità insieme, attenzione, perchè l'uno senza l'altro vicendevolmente non sono sufficienti).
Quando in qualche modo il meccanismo della vita si inceppa per questioni legate alla giustizia o alla salute ad esempio, pretendiamo per noi, giustamente, il meglio, cercando il merito e riconoscendogli anche un valore aggiunto a livello economico talvolta spropositato rispetto al valore intrinseco. Ma questo merito, se non lo abbiamo coltivato, accompagnato e cresciuto, come possiamo trovarcelo davanti, disponibile e pronto per le nostre esigenze?
E soprattutto, questo merito magari di famiglia sfortunata, coperto ed offuscato dal brillare vuoto di tanta banalità impreziosita da dinamiche di affiliazione e strane forme di cooptazione, se non avesse avuto che so, una borsa di studio di supporto, strumenti da utilizzare durante la propria formazione, la sicurezza di una stanza nei collegi per gli studenti, questo merito dicevo sarebbe mai arrivato fin davanti a noi, a salvarci la vita, a difendere la nostra dignità, a confortarci con la parola giusta?
Suona come una terzina, che non scivola via nella rotazione della erre ma si ferma perentorio grazie alla ti: merito, come la continua crescita di chi non sfugge a sè stesso, di chi resta e da e - sarebbe pure ora, caro Stato! - riceve.
mercoledì 1 maggio 2013
Feste comandate
A Natale bisogna essere buoni, a Carnevale bisogna essere allegri e divertirsi, a Pasqua e pasquetta è bene essere ecologisti, a Ferragosto bisogna essere al mare e al Primomaggio bisogna essere ovvi.
Il primo di maggio, impudente festa del lavoro, per essere in tema con la festa, con il clima da Primomaggio, bisogna avere indipendentemente dall'età la magliettina a maniche corte, i jeans comodi e dire ovvietà. Il repertorio delle ovvietà da dire è ampio, quindi è difficile non essere a tema, non preoccupatevi: puoi dire che vanno celebrati tutti quelli che sono morti per lavoro e mestamente ci puoi mettere dentro anche carabinieri, poliziotti & co., ma mestamente, perchè rischi di andare fuori tema; puoi parlare abbondantemente e con ricchezza di dettagli e statistiche dei ricercatori universitari, che con i loro studi lavorano al futuro di un Paese che invece li ha dimenticati negli scantinati dei laboratori e della precarietà, ma non parlare troppo di quelli che fanno studi di biologia, altrimenti gli ambientalisti più estremisti si arrabbiano e spaccano il laboratorio (insomma sei a tema se a jeans e magliettina aggiungi il cane a spasso); puoi parlare in lungo e largo degli esodati, ma lascia stare direttori di banca con intoccabili tredicesima e quattordicesima, lascia stare.
Per essere proprio proprio da Primomaggio e se magari hai un ruolo di rilievo nelle politiche sociali del Paese, puoi anche fare un appello alle istituzioni perchè facciano qualcosa per arginare la disoccupazione giovanile, puoi per esempio organizzare un grande evento, riempirlo di luoghi comuni (festa nella festa!), puoi alternare arte e riflessione, puoi avere facce di circostanza, puoi chiedere agli artisti di fare loro l'appello, che così è più cool e a loro aumentano i follower su twitter, ma mi raccomando: non chiedere cosa faranno domani tutti i montatori del palco, i tecnici, gli elettricisti. Non chiedere quanto dovranno contrattare domani tutti i musicisti (star escluse) per avere una serata in un pub a 70 € a persona e in nero; non chiedere quanti dei ragazzi del pubblico hanno un lavoro.
Mi raccomando, non ci rovinare la festa.
Il primo di maggio, impudente festa del lavoro, per essere in tema con la festa, con il clima da Primomaggio, bisogna avere indipendentemente dall'età la magliettina a maniche corte, i jeans comodi e dire ovvietà. Il repertorio delle ovvietà da dire è ampio, quindi è difficile non essere a tema, non preoccupatevi: puoi dire che vanno celebrati tutti quelli che sono morti per lavoro e mestamente ci puoi mettere dentro anche carabinieri, poliziotti & co., ma mestamente, perchè rischi di andare fuori tema; puoi parlare abbondantemente e con ricchezza di dettagli e statistiche dei ricercatori universitari, che con i loro studi lavorano al futuro di un Paese che invece li ha dimenticati negli scantinati dei laboratori e della precarietà, ma non parlare troppo di quelli che fanno studi di biologia, altrimenti gli ambientalisti più estremisti si arrabbiano e spaccano il laboratorio (insomma sei a tema se a jeans e magliettina aggiungi il cane a spasso); puoi parlare in lungo e largo degli esodati, ma lascia stare direttori di banca con intoccabili tredicesima e quattordicesima, lascia stare.
Per essere proprio proprio da Primomaggio e se magari hai un ruolo di rilievo nelle politiche sociali del Paese, puoi anche fare un appello alle istituzioni perchè facciano qualcosa per arginare la disoccupazione giovanile, puoi per esempio organizzare un grande evento, riempirlo di luoghi comuni (festa nella festa!), puoi alternare arte e riflessione, puoi avere facce di circostanza, puoi chiedere agli artisti di fare loro l'appello, che così è più cool e a loro aumentano i follower su twitter, ma mi raccomando: non chiedere cosa faranno domani tutti i montatori del palco, i tecnici, gli elettricisti. Non chiedere quanto dovranno contrattare domani tutti i musicisti (star escluse) per avere una serata in un pub a 70 € a persona e in nero; non chiedere quanti dei ragazzi del pubblico hanno un lavoro.
Mi raccomando, non ci rovinare la festa.
sabato 6 aprile 2013
Le taxi
Esco dall'ufficio tardi, perdo treno, altro treno, la bici ormai è
rimasta chiusa nel deposito della stazione, l'ultimo autobus è già passato,
insomma non mi rimane che il taxi.
Il tassista ormai mi conosce, si chiacchiera. Arriviamo a parlare
di sport invernali, io - gli dico - non scio, scivolo, quando non rotolo. Lui
mi dice che sciare gli piacerebbe, ma non può farlo perchè se si fa male, ad
esempio si rompe una gamba, non può lavorare. Esattamente ha detto "e
come faccio con il lavoro?", con un tono allo stesso tempo
malinconico e pragmatico, emozionale e razionale che mi ha colpito. Mi è
arrivata tutta la dignità di chi non elemosina una vacanza, di chi non la
pretende da nessuno, men che meno da uno stato che è così altrove che neanche
viene contemplato.
Io vorrei che questo tassista girasse per ore, per giorni e notti
intere per la città trasportando a turno tutti questi signori che in un momento
storico così grave ed urgente si permettono di prendersela comoda, si
permettono di giocare di ruolo, si permettono di speculare. Vorrei che li
portasse in giro giusto il tempo di dire loro "e come faccio con il
lavoro?" come l'ha detto a me, senza attese nè pretese, e poi lasciarli
lì, in mezzo ad una strada.
venerdì 22 marzo 2013
Ci deve essere qualcosa
Necessariamente deve esserci qualcosa, oltre il semplice senso del dovere: oggi c'è sciopero dei mezzi pubblici, e io che vado a lavoro utilizzandoli, avrei avuto non poche difficoltà muovermi fra i treni che scioperano in una fascia oraria e la metropolitana che sciopera in un'altra. Quindi ho preso la macchina e, temeraria, mi sono lanciata dalla provincia a guidare a Milano, che in orario di punta in una giornata di sciopero non è esattamente agile. Dopo peripezie varie (ma vi posso garantire che quei 413 pedoni non li ho stesi io, erano casualmente lungo il mio percorso), sono arrivata. L'ho fatto senza alcuna idea di straordinarietà, ma semplicemente perchè avevo un lavoro urgente da terminare. In realtà l'urgenza non è poi così urgente, avrei potuto farlo anche lunedì, ma avevo promesso che l'avrei fatto oggi e dunque sono qui.
In questa giornata di sole bellissimo, con l'ufficio mezzo vuoto e la città in delirio, mi domando cosa c'è dietro (o dentro) la mia presenza qui.
Alcun lettori adesso staranno ridendo di me, dicendo che c'è stupidità, ingenuità; altri staranno pensando che sono dannatamente attaccata al lavoro, che non mi so prendere spazi di vacanza e mi merito una certa dose di stress quotidiano.
Io la chiamo serietà: avevo promesso che avrei finito oggi e, cascasse il mondo, finisco oggi.
Serietà, o etica professionale: alcuni ritengono sia barattabile con qualunque cosa, altri la vendono - cara, ma la vendono - e quando si vende la propria etica in ogni caso la si svende.
Altri pensano sia ininfluente, pensano che nessuno la noti in un mondo che corre veloce e osserva superficialmente e per questo motivo non la valorizzano mai abbastanza. Poi magari incontrano chi la tua serietà la apprezza e ne restano meravigliati, colti proprio di sorpresa non tanto dalla serietà in sè, quanto colpiti nel vedere che esistono persone attente.
Altri non la conoscono neppure. Altri non la conoscono neppure.
mercoledì 8 agosto 2012
Aggratisse! - Sempre valido
In questo periodo sto lavorando tanto, troppo, e con il clima di questi giorni non è esattamente piacevole...
Sono inseguita dalle scadenze e dall'ansia di chi pensa che non si arriverà in tempo, dall'apprensione di chi ritiene il proprio lavoro prioritario rispetto al mondo e dalla presunzione di chi saprebbe come fare se fosse al mio posto (ma non lo è, per cui si rassegni)...
In queste situazioni di stress generalmente si pensa che aggiungendo ore di lavoro su ore di lavoro si arrivi a fare tutto e si finisca prima: stai giornate attaccato al computer tentando invano di risolvere un budget che non ne vuole sapere di chiudersi in pari, cercando la parola giusta fra decine di sinonimi e desiderando che la pagina miracolosamente si riempia di foto e testi.
Quando ti accorgi però che scegli sempre il sinonimo meno adatto, che la pagina è bianca esattamente come due ore prima, che per far tornare i conti bastava guardare la casella excel subito sopra, beh, ritardo o meno, consiglio Aggratisse!: è il momento di staccare!
E' il consiglio più vecchio del mondo, lo so, la scoperta dell'acqua calda, ma è veramente valido!
Si chiude tutto un paio d'ore e si esce a distrarre la mente, al ritorno ritroverete lucidità e immediatezza e il lavoro scorrerà via più veloce e leggero.
Se poi siete proprio bravi, come me ieri pomeriggio, al ritorno a casa dalla passeggiata distensiva vi ritroverete anche con almeno un paio di scarpe e dei braccialetti nuovi, ma parliamo di vera professionalità!
Sono inseguita dalle scadenze e dall'ansia di chi pensa che non si arriverà in tempo, dall'apprensione di chi ritiene il proprio lavoro prioritario rispetto al mondo e dalla presunzione di chi saprebbe come fare se fosse al mio posto (ma non lo è, per cui si rassegni)...
In queste situazioni di stress generalmente si pensa che aggiungendo ore di lavoro su ore di lavoro si arrivi a fare tutto e si finisca prima: stai giornate attaccato al computer tentando invano di risolvere un budget che non ne vuole sapere di chiudersi in pari, cercando la parola giusta fra decine di sinonimi e desiderando che la pagina miracolosamente si riempia di foto e testi.
Quando ti accorgi però che scegli sempre il sinonimo meno adatto, che la pagina è bianca esattamente come due ore prima, che per far tornare i conti bastava guardare la casella excel subito sopra, beh, ritardo o meno, consiglio Aggratisse!: è il momento di staccare!
E' il consiglio più vecchio del mondo, lo so, la scoperta dell'acqua calda, ma è veramente valido!
Si chiude tutto un paio d'ore e si esce a distrarre la mente, al ritorno ritroverete lucidità e immediatezza e il lavoro scorrerà via più veloce e leggero.
Se poi siete proprio bravi, come me ieri pomeriggio, al ritorno a casa dalla passeggiata distensiva vi ritroverete anche con almeno un paio di scarpe e dei braccialetti nuovi, ma parliamo di vera professionalità!
domenica 10 giugno 2012
Aggratisse! - Creatività
Difficoltà sul lavoro se ne incontrano ogni giorno: colleghi inadeguati, referenti sempre in ritardo sui tempi, diversi modi di vedere e di pensare, metodologie talvolta opposte per raggiungere lo stesso obiettivo. La situazione in sè non sarebbe neanche tanto grave, è un po' tutta la vita ad andare così... Con il risultato, nel 97% dei casi, che si arriva la sera così stanchi ed esauriti che certi giorni neanche le repliche del telefilm preferito bastano per scaricare la tensione accumulata.
Ironia a parte, il rischio che si corre è che banali problemi sul lavoro s'ingigantiscano ad ogni metro percorso per tornare a casa, diventando qui bolle pronte ad esplodere addosso ai malcapitati o, peggio, pronte ad implodere dentro un silenzio rabbioso, che a sua volta prima o poi andrà a scaraventarsi da qualche parte.
Il nodo è proprio questo: piaccia o no, il lavoro resta una delle attività principali delle nostre giornate; se non lo è anche in termini di coinvolgimento emotivo, di sicuro lo è per il tempo che gli dedichiamo, in un rapporto tempo lavoro/tempo libero che a fatica sta in equilibrio, soprattutto se sei giovane e precario (rarissimo oggi)...
La professoressa di lettere del ginnasio (18 ore settimanali di ordinaria follia, ma le dobbiamo tanto) al primo giorno di scuola ci disse che nei due anni successivi avremmo passato più tempo con lei che con i nostri genitori (promessa? Minaccia?), che capovolto significava che lei per lavoro passava più tempo con noi che con i suoi figli...
Gli esperti chiamano questo complesso rapporto "work life balance", io so solo che è difficile da gestire ma fondamentale, per non mandare all'aria le proprie giornate giusto per qualche sfuriata in riunione.
Il problema è ampio e complicato, per cui non posso che consigliarvi - Aggratisse! - di valutare quella che è stata la mia personale soluzione: creatività! Perchè il lavoro non vi corroda, nè vi venga in mente di mollare, createvi altro lavoro, magari sognando e ragionando su quello che da sempre sta in fondo alla vostra scatola dei desideri. Forse riuscirete a costruire pian piano qualcosa di concreto, i sogni prenderanno forme delineate e saprete come muovervi nella realtà. Forse non riuscirete a realizzare molto, ma averci provato e pensato vi avrà almeno un po' sollevato dalle seccature quotidiane.
Aggratisse! - Consiglio nel consiglio: cominciate a realizzarla davvero, la vostra scatola dei sogni. Prima conteneva scarpe (belle e col tacco), biscotti, un gioco da tavola; ora, con un po' di carta colorata, nastri e creatività contiene ritagli di giornali e riviste, biglietti da visita, foto, post-it e appunti dei vostri nuovi sogni di lavoro!
Ironia a parte, il rischio che si corre è che banali problemi sul lavoro s'ingigantiscano ad ogni metro percorso per tornare a casa, diventando qui bolle pronte ad esplodere addosso ai malcapitati o, peggio, pronte ad implodere dentro un silenzio rabbioso, che a sua volta prima o poi andrà a scaraventarsi da qualche parte.
Il nodo è proprio questo: piaccia o no, il lavoro resta una delle attività principali delle nostre giornate; se non lo è anche in termini di coinvolgimento emotivo, di sicuro lo è per il tempo che gli dedichiamo, in un rapporto tempo lavoro/tempo libero che a fatica sta in equilibrio, soprattutto se sei giovane e precario (rarissimo oggi)...
La professoressa di lettere del ginnasio (18 ore settimanali di ordinaria follia, ma le dobbiamo tanto) al primo giorno di scuola ci disse che nei due anni successivi avremmo passato più tempo con lei che con i nostri genitori (promessa? Minaccia?), che capovolto significava che lei per lavoro passava più tempo con noi che con i suoi figli...
Gli esperti chiamano questo complesso rapporto "work life balance", io so solo che è difficile da gestire ma fondamentale, per non mandare all'aria le proprie giornate giusto per qualche sfuriata in riunione.
Il problema è ampio e complicato, per cui non posso che consigliarvi - Aggratisse! - di valutare quella che è stata la mia personale soluzione: creatività! Perchè il lavoro non vi corroda, nè vi venga in mente di mollare, createvi altro lavoro, magari sognando e ragionando su quello che da sempre sta in fondo alla vostra scatola dei desideri. Forse riuscirete a costruire pian piano qualcosa di concreto, i sogni prenderanno forme delineate e saprete come muovervi nella realtà. Forse non riuscirete a realizzare molto, ma averci provato e pensato vi avrà almeno un po' sollevato dalle seccature quotidiane.
Aggratisse! - Consiglio nel consiglio: cominciate a realizzarla davvero, la vostra scatola dei sogni. Prima conteneva scarpe (belle e col tacco), biscotti, un gioco da tavola; ora, con un po' di carta colorata, nastri e creatività contiene ritagli di giornali e riviste, biglietti da visita, foto, post-it e appunti dei vostri nuovi sogni di lavoro!
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venerdì 27 gennaio 2012
Cosa rimane
A fine giornata mi domando cosa ho portato a casa dal lavoro, quanto di quello che ho fatto, visto, sentito mi è servito per imparare qualcosa di nuovo ed utile, quanto le persone incontrate mi hanno lasciato piccoli e grandi insegnamenti, quanto del tempo dedicato al lavoro mi è sembrato ben speso.
A volte portiamo a casa entusiasmo per idee nuove, dubbi su parole poco chiare, domande sospese o espressioni lampanti come panni al sole. A volte portiamo amicizie, a volte scontri, incomprensioni.
Certi giorni passano lenti, che spingi le lancette con gli occhi perché corrano di più, altri ti restano addosso e vorresti fossero il primo di mille.
A casa porti speranze da nuovi incontri e delusioni da vecchie riscoperte, porti faldoni di documenti arretrati e la leggerezza del sabato libero...
Io oggi porto a casa la fantastica frivolezza piena di significato che solo le ragazze-grandi-ragazze riescono ad avere, trovando il tempo per acute osservazioni anche in mezzo a mille cose da fare:
"hai un abbinamento borsa/guanti che meriteresti di essere a New York City!"...
E così, da blogger, ho vissuto il mio "momento Carrie"!
A volte portiamo a casa entusiasmo per idee nuove, dubbi su parole poco chiare, domande sospese o espressioni lampanti come panni al sole. A volte portiamo amicizie, a volte scontri, incomprensioni.
Certi giorni passano lenti, che spingi le lancette con gli occhi perché corrano di più, altri ti restano addosso e vorresti fossero il primo di mille.
A casa porti speranze da nuovi incontri e delusioni da vecchie riscoperte, porti faldoni di documenti arretrati e la leggerezza del sabato libero...
Io oggi porto a casa la fantastica frivolezza piena di significato che solo le ragazze-grandi-ragazze riescono ad avere, trovando il tempo per acute osservazioni anche in mezzo a mille cose da fare:
"hai un abbinamento borsa/guanti che meriteresti di essere a New York City!"...
E così, da blogger, ho vissuto il mio "momento Carrie"!
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martedì 9 agosto 2011
Per lavoro ad agosto
Per lavoro ad agosto si cercano sponsor (e magari qualcuno, per sfinimento, qualcosa sgancia)!
Si seguono bandi e si propongono progetti, si organizzano eventi e si preparano associazioni.
Per lavoro ad agosto si partecipa ad incontri e riunioni e si sorride, anche senza voglia.
Si riordinano lentamente tutte quelle cataste informi di documenti che contengono mondi paralleli (bilanci, conti, contratti, biglietti di concerti, ricette, disegni dei figli dei colleghi, quel file tanto cercato ma che ormai non serve più... Mancano solo fogli unti fra due fette di mortadella e poi c'è tutto)!
Per lavoro ad agosto non si guardano le foto degli amici al mare, altrimenti diventa "valle-di-lacrime-ad-agosto", e si finge siano ognuno dietro una scrivania. Si può però pensare a quando ci si troverà in ferie a settembre... Non conviene, per lavoro ad agosto, neanche pensare al fresco della montagna, no non conviene, con 36 gradi in città.
Ricordarsi, per lavoro ad agosto, quant'è bella la città quasi vuota, che finalmente si può camminare senza fretta, girare per viuzze e negozi senza ressa, scoprire nuovi locali da ripassarci in autunno.
Si solidarizza ancor di più con chi il lavoro lo sta cercando, perché - sia gennaio, agosto o novembre - lavorare è sempre un onorevole diritto ma di questi tempi, purtroppo, diventa spesso un privilegio.
Per lavoro ad agosto si cerca qualche corso da seguire a settembre, perché per lavorare non bisogna smettere di studiare.
Per lavoro ad agosto si cerca di fare le cose più carine del proprio lavoro, perché ok, bella la città, la tranquillità e le vacanze che arriveranno, ma la verità è che... Voglia di lavorare non ce n'è proprio!
Si seguono bandi e si propongono progetti, si organizzano eventi e si preparano associazioni.
Per lavoro ad agosto si partecipa ad incontri e riunioni e si sorride, anche senza voglia.
Si riordinano lentamente tutte quelle cataste informi di documenti che contengono mondi paralleli (bilanci, conti, contratti, biglietti di concerti, ricette, disegni dei figli dei colleghi, quel file tanto cercato ma che ormai non serve più... Mancano solo fogli unti fra due fette di mortadella e poi c'è tutto)!
Per lavoro ad agosto non si guardano le foto degli amici al mare, altrimenti diventa "valle-di-lacrime-ad-agosto", e si finge siano ognuno dietro una scrivania. Si può però pensare a quando ci si troverà in ferie a settembre... Non conviene, per lavoro ad agosto, neanche pensare al fresco della montagna, no non conviene, con 36 gradi in città.
Ricordarsi, per lavoro ad agosto, quant'è bella la città quasi vuota, che finalmente si può camminare senza fretta, girare per viuzze e negozi senza ressa, scoprire nuovi locali da ripassarci in autunno.
Si solidarizza ancor di più con chi il lavoro lo sta cercando, perché - sia gennaio, agosto o novembre - lavorare è sempre un onorevole diritto ma di questi tempi, purtroppo, diventa spesso un privilegio.
Per lavoro ad agosto si cerca qualche corso da seguire a settembre, perché per lavorare non bisogna smettere di studiare.
Per lavoro ad agosto si cerca di fare le cose più carine del proprio lavoro, perché ok, bella la città, la tranquillità e le vacanze che arriveranno, ma la verità è che... Voglia di lavorare non ce n'è proprio!
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domenica 24 luglio 2011
Aggratisse! - Curriculum formato... me!
Per ribadire la tendenza di Aggratisse! a dare consigli superflui su argomenti fondamentali, oggi si parla di... curriculum!
Lo spunto è (ri)nato dalla lettura di un articolo di Repubblica di qualche giorno fa: http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/07/19/news/curriculum_blog-19304635/index.html?ref=search,
"Addio vecchio curriculum: per un lavoro meglio il blog". In un titolo, una combinazione delle tre parole che hanno fatto nascere 104curriculum: blog, lavoro, curriculum!
Secondo uno studio inglese (ma quanto studiano gli inglesi!? Esce uno studio inglese al giorno su qualsiasi argomento!) un po' ironico un po' serio , il curriculum formato europeo schematico ed omologato non funziona più, meglio personalizzarlo e avere una buona visibilità sui social network.
In linea di massima sono d'accordo con gli inglesi che, d'altra parte, riprendono un assioma difficilmente criticabile e forse neanche tanto nuovo (si sentiva proprio il bisogno di questo studio, che ha rivelato verità scomode e aperto nuove prospettive).
Sulla visibilità della propria immagine online diremo altrove, ora pensiamo al buon vecchio cv.
A me quel "personalizzare il proprio cv" mi pare abbastanza controverso (a-me-mi non si può dire, tantomeno scrivere, a meno che tu non sia Camilleri-che-si-prende-la-licenza-letteraria-per-far-esprimere-i-suoi-personaggi-esattamente-come-parlerebbero-se-fossero-reali. Non sono Camilleri, ma la licenza me la prendo ugualmente).
Con quel personalizzare 'sti genialoni inglesi intendono non tanto di adottare grafiche accattivanti o esprimere al meglio le informazioni contenute, no, loro consigliano di arricchire il proprio cv condendolo di dettagli non proprio reali, esattamente di "arruffianarlo"... Bravi! Bravi gli inglesini! Insegnamo ai ragazzi che a bluffare si vince, bravi!
No ragazzi, no: se lo stage è durato tre mesi, allora è durato tre mesi e si scrive che è durato tre mesi. Se l'azienda era piccola e a conduzione familiare, ma un po' vi spiace scriverlo perchè puntate ad una multinazionale, allora piuttosto che citare br...iefing e br...ainstorming e altre br...utte simili parole, meglio scrivere che eravate così pochi che il principale (bella espressione purtroppo in decadenza) offriva the e biscotti durante gli incontri... Questo si che è personalizzare per non farsi dimenticare!
Personalizzare il cv, per me, significa ad esempio, dare uno spazio ed una visibilità diversa alle informazioni.
Aggratisse! nell'ordine:
1. Se siete neolaureati o cercate un primo lavoro allora le informazioni relative alla formazione vanno in prima pagina, subito dopo i dati anagrafici;
2. Se invece qualche lavoro l'avete già fatto, avete superato i trent'anni e le ragazzine per strada vi chiamano signora/signore, allora no, non è proprio il caso di proporre in prima pagina una laurea vecchia di dieci anni, meglio spostare la formazione in coda e mettere in rilievo le esperienze professionali svolte.
3. Se avete fatto tanti lavoretti diversi, piuttosto che cancellare le voci perchè vi sembrano inutili, cercate di aggregarle creando dei sommari, servirà a fare chiarezza e a presentarvi come flessibili e dinamici.
4. Man mano che il curriculum prenderà corpo, i lavori si succederanno (ottimismo, accadrà!), allora a poco a poco potrete omettere le info meno utili, togliendole in base al destinatario del vostro cv.
5. Via libera a caratteri diversi,colori, intestazione personalizzata, una foto, qualche commento! Insomma si, per una volta ascoltiamo gli inglesi e personalizziamo, ma senza eccedere (a meno che non vi dobbiate candidare ad un posto di grafico creativo).
Non so dare modelli, ma si accettano richieste di pareri...!
PS. Qualche tempo fa si parlò del curriculum geneticamente modificato di qualche ministro, ricordo che fu duramente criticato e per un po' tutto il Paese ci rise sopra. Meditate gente, meditate...
PPS. Da quando ho aperto il blog molte persone, amici e sconosciuti, mi hanno chiesto un post con consigli e la mia opinione sul formato di cv da adottare e su come scrivere un buon cv. Pensavano avrei dato una risposta seria a questa richiesta, pensavano avrei affrontato con competenza e professionalità l'argomento... Come avete potuto leggere, si sbagliavano! Perchè non ho la competenza e la professionalità necessarie per farlo, ma soprattutto, ormai lo sapete, non ho la serietà richiesta...!
Lo spunto è (ri)nato dalla lettura di un articolo di Repubblica di qualche giorno fa: http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/07/19/news/curriculum_blog-19304635/index.html?ref=search,
"Addio vecchio curriculum: per un lavoro meglio il blog". In un titolo, una combinazione delle tre parole che hanno fatto nascere 104curriculum: blog, lavoro, curriculum!
Secondo uno studio inglese (ma quanto studiano gli inglesi!? Esce uno studio inglese al giorno su qualsiasi argomento!) un po' ironico un po' serio , il curriculum formato europeo schematico ed omologato non funziona più, meglio personalizzarlo e avere una buona visibilità sui social network.
In linea di massima sono d'accordo con gli inglesi che, d'altra parte, riprendono un assioma difficilmente criticabile e forse neanche tanto nuovo (si sentiva proprio il bisogno di questo studio, che ha rivelato verità scomode e aperto nuove prospettive).
Sulla visibilità della propria immagine online diremo altrove, ora pensiamo al buon vecchio cv.
A me quel "personalizzare il proprio cv" mi pare abbastanza controverso (a-me-mi non si può dire, tantomeno scrivere, a meno che tu non sia Camilleri-che-si-prende-la-licenza-letteraria-per-far-esprimere-i-suoi-personaggi-esattamente-come-parlerebbero-se-fossero-reali. Non sono Camilleri, ma la licenza me la prendo ugualmente).
Con quel personalizzare 'sti genialoni inglesi intendono non tanto di adottare grafiche accattivanti o esprimere al meglio le informazioni contenute, no, loro consigliano di arricchire il proprio cv condendolo di dettagli non proprio reali, esattamente di "arruffianarlo"... Bravi! Bravi gli inglesini! Insegnamo ai ragazzi che a bluffare si vince, bravi!
No ragazzi, no: se lo stage è durato tre mesi, allora è durato tre mesi e si scrive che è durato tre mesi. Se l'azienda era piccola e a conduzione familiare, ma un po' vi spiace scriverlo perchè puntate ad una multinazionale, allora piuttosto che citare br...iefing e br...ainstorming e altre br...utte simili parole, meglio scrivere che eravate così pochi che il principale (bella espressione purtroppo in decadenza) offriva the e biscotti durante gli incontri... Questo si che è personalizzare per non farsi dimenticare!
Personalizzare il cv, per me, significa ad esempio, dare uno spazio ed una visibilità diversa alle informazioni.
Aggratisse! nell'ordine:
1. Se siete neolaureati o cercate un primo lavoro allora le informazioni relative alla formazione vanno in prima pagina, subito dopo i dati anagrafici;
2. Se invece qualche lavoro l'avete già fatto, avete superato i trent'anni e le ragazzine per strada vi chiamano signora/signore, allora no, non è proprio il caso di proporre in prima pagina una laurea vecchia di dieci anni, meglio spostare la formazione in coda e mettere in rilievo le esperienze professionali svolte.
3. Se avete fatto tanti lavoretti diversi, piuttosto che cancellare le voci perchè vi sembrano inutili, cercate di aggregarle creando dei sommari, servirà a fare chiarezza e a presentarvi come flessibili e dinamici.
4. Man mano che il curriculum prenderà corpo, i lavori si succederanno (ottimismo, accadrà!), allora a poco a poco potrete omettere le info meno utili, togliendole in base al destinatario del vostro cv.
5. Via libera a caratteri diversi,colori, intestazione personalizzata, una foto, qualche commento! Insomma si, per una volta ascoltiamo gli inglesi e personalizziamo, ma senza eccedere (a meno che non vi dobbiate candidare ad un posto di grafico creativo).
Non so dare modelli, ma si accettano richieste di pareri...!
PS. Qualche tempo fa si parlò del curriculum geneticamente modificato di qualche ministro, ricordo che fu duramente criticato e per un po' tutto il Paese ci rise sopra. Meditate gente, meditate...
PPS. Da quando ho aperto il blog molte persone, amici e sconosciuti, mi hanno chiesto un post con consigli e la mia opinione sul formato di cv da adottare e su come scrivere un buon cv. Pensavano avrei dato una risposta seria a questa richiesta, pensavano avrei affrontato con competenza e professionalità l'argomento... Come avete potuto leggere, si sbagliavano! Perchè non ho la competenza e la professionalità necessarie per farlo, ma soprattutto, ormai lo sapete, non ho la serietà richiesta...!
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venerdì 3 giugno 2011
Aggratisse! - Come chiedere le ferie se ancora non hai un lavoro
Inizia Aggratisse! - Consigli in libertà!
Premessa necessaria: sono convinta che i consigli si possano dare solo sulla base di un'esperienza vissuta direttamente e che comunque vanno adattati al contesto di ciascuno di noi.
Per queste ragioni, i consiglidi Aggratisse! prenderanno sempre spunto da avvenimenti realmente accaduti e saranno comunque molto generici, in modo che ognuno ne possa prendere la parte che interessa, trascurando i dettagli che potrebbero compromettergli la carriera...
Cominciamo subito con un argomento spinosissimo, la richiesta di ferie al terzo giorno di lavoro... Starete pensando "ma figurati, chi è che va a parlare di ferie al terzo giorno di lavoro!? Non esiste! Non si fa!"... Amici, vi garantisco che l'ho fatto!
Che poi in teoria quelle ferie non le avrei neanche chieste, non mi interessava molto fare vacanza: lavoro tanto atteso e appena iniziato, persone mai viste da conoscere, un sacco di cose nuove da imparare... Diciamo che in assoluto la vacanza non mi interessava in quel momento.
Già, "in assoluto", perchè poi c'è da scendere "nello specifico", e nello specifico in quel momento si avvicinava Pasqua e tutti sanno quant'è bella la Pasqua in Sicilia: pensi al giro dei sepolcri con le amiche il giovedì, al pesce fresco il venerdì, alla granita+mare+giretto a Taormina del sabato, alla salsicciata della Pasquetta...
E le amiche sparse per l'Italia pronte a tornare al paesello che ti chiamano come le sirene di Ulisse "vieni Angy, vieni! Saremo tutti lì a divertirci, non puoi mancare solo tu"... Come fai a non resistere, come!?
E così, con una nonchalance degna di un notaio quando emette la parcella come se parlasse di spiccioli, con la stessa simulata indifferenza di chi sbircia l'oroscopo al quale non crede ma non si sa mai s'avverasse, m'avvicino al mio referente (conosciuto neanche una settimana prima), esattamente la persona che dovrebbe fare da garante del buon esito del mio lavoro, che sta a me come l'uomo del monte sta ai raccoglitori di ananas (se ha detto si lui, io continuo a lavorare), e butto lì un "vorrei capire come organizzarmi per Pasqua"...
Stava camminando due passi avanti a me, si ferma, si gira, mi guarda come se gli avessi detto "vorrei capire come organizzarmi per la prossima spedizione sulla luna" ed enigmatico risponde "adesso vediamo".
Diciamo che come risposta non è stata proprio incoraggiante, e così non sono più tornata sull'argomento. Alcuni giorni prima di Pasqua guardo qualche sito web di compagnie aeree, pensando che magari da un momento all'altro poteva arrivare la telefonata liberatoria: Milano-Catania costa già come andare alle Barbados con tanto di cocktail di benvenuto, perciò rinuncio.
Inizia la Settimana Santa: giovedì in ufficio, venerdì mattina in ufficio, venerdì pomeriggio squilla il cellulare, è lui. "E allora, questa Sicilia", "ehm, no, veramente non ne abbiamo più parlato e ho pensato fosse meglio restare qua"... "Me lo sono completamente dimenticato, ma tu potevi riprendere l'argomento... Per noi potevi tranquillamente andare, non c'ho proprio pensato a dirtelo"!
Era la Settimana Santa, non potevo esternare ad alta voce i miei pensieri, e non posso neanche adesso, ma su un paio di cose possiamo qui discutere:
1. Lavorare è bello, ma fare vacanza pure, vale la pena d'insistere, meglio se con stile ed educazione, l'invasione di mail e post-it non credo porti risultati.
2. A quanto pare io avrei male interpretato il tono della risposta, per cui possiamo dire che il metodo "tipo-disinteressato" aveva funzionato... Avanti ragazzi, un bello specchio ed esercitazione seria e costante, la faccia da "mi-trovo-qui-per-caso-e-il-pensiero-che-mi-passa-per-la-testa-te-lo-dico" non si improvvisa!
Premessa necessaria: sono convinta che i consigli si possano dare solo sulla base di un'esperienza vissuta direttamente e che comunque vanno adattati al contesto di ciascuno di noi.
Per queste ragioni, i consiglidi Aggratisse! prenderanno sempre spunto da avvenimenti realmente accaduti e saranno comunque molto generici, in modo che ognuno ne possa prendere la parte che interessa, trascurando i dettagli che potrebbero compromettergli la carriera...
Cominciamo subito con un argomento spinosissimo, la richiesta di ferie al terzo giorno di lavoro... Starete pensando "ma figurati, chi è che va a parlare di ferie al terzo giorno di lavoro!? Non esiste! Non si fa!"... Amici, vi garantisco che l'ho fatto!
Che poi in teoria quelle ferie non le avrei neanche chieste, non mi interessava molto fare vacanza: lavoro tanto atteso e appena iniziato, persone mai viste da conoscere, un sacco di cose nuove da imparare... Diciamo che in assoluto la vacanza non mi interessava in quel momento.
Già, "in assoluto", perchè poi c'è da scendere "nello specifico", e nello specifico in quel momento si avvicinava Pasqua e tutti sanno quant'è bella la Pasqua in Sicilia: pensi al giro dei sepolcri con le amiche il giovedì, al pesce fresco il venerdì, alla granita+mare+giretto a Taormina del sabato, alla salsicciata della Pasquetta...
E le amiche sparse per l'Italia pronte a tornare al paesello che ti chiamano come le sirene di Ulisse "vieni Angy, vieni! Saremo tutti lì a divertirci, non puoi mancare solo tu"... Come fai a non resistere, come!?
E così, con una nonchalance degna di un notaio quando emette la parcella come se parlasse di spiccioli, con la stessa simulata indifferenza di chi sbircia l'oroscopo al quale non crede ma non si sa mai s'avverasse, m'avvicino al mio referente (conosciuto neanche una settimana prima), esattamente la persona che dovrebbe fare da garante del buon esito del mio lavoro, che sta a me come l'uomo del monte sta ai raccoglitori di ananas (se ha detto si lui, io continuo a lavorare), e butto lì un "vorrei capire come organizzarmi per Pasqua"...
Stava camminando due passi avanti a me, si ferma, si gira, mi guarda come se gli avessi detto "vorrei capire come organizzarmi per la prossima spedizione sulla luna" ed enigmatico risponde "adesso vediamo".
Diciamo che come risposta non è stata proprio incoraggiante, e così non sono più tornata sull'argomento. Alcuni giorni prima di Pasqua guardo qualche sito web di compagnie aeree, pensando che magari da un momento all'altro poteva arrivare la telefonata liberatoria: Milano-Catania costa già come andare alle Barbados con tanto di cocktail di benvenuto, perciò rinuncio.
Inizia la Settimana Santa: giovedì in ufficio, venerdì mattina in ufficio, venerdì pomeriggio squilla il cellulare, è lui. "E allora, questa Sicilia", "ehm, no, veramente non ne abbiamo più parlato e ho pensato fosse meglio restare qua"... "Me lo sono completamente dimenticato, ma tu potevi riprendere l'argomento... Per noi potevi tranquillamente andare, non c'ho proprio pensato a dirtelo"!
Era la Settimana Santa, non potevo esternare ad alta voce i miei pensieri, e non posso neanche adesso, ma su un paio di cose possiamo qui discutere:
1. Lavorare è bello, ma fare vacanza pure, vale la pena d'insistere, meglio se con stile ed educazione, l'invasione di mail e post-it non credo porti risultati.
2. A quanto pare io avrei male interpretato il tono della risposta, per cui possiamo dire che il metodo "tipo-disinteressato" aveva funzionato... Avanti ragazzi, un bello specchio ed esercitazione seria e costante, la faccia da "mi-trovo-qui-per-caso-e-il-pensiero-che-mi-passa-per-la-testa-te-lo-dico" non si improvvisa!
domenica 17 aprile 2011
Tutto quello che non è lavoro
Tutto quello che non è lavoro è svegliarsi la mattina e non sapere come trascorrere la giornata, infrangendo sogni già stanchi. Tutto quello che non è lavoro sono alibi, scuse, rimandi.
Sono padri e padrini che non vorresti e che non hai cercato, ma che ti inseguono ovunque, perchè hanno in tasca la soluzione, almeno fino alle prossime elezioni.
Sono pubbliche discussioni su un dramma privato.
Sono salotti da frequentare prendendo un permesso dal lavoro.
Sono famiglie che vedono giustizia per figli, mariti, fratelli morti di lavoro.
Non è lavoro lasciare soli giornalisti coraggiosi e soldati indifesi.
Tutto quello che non è lavoro è far passare per lavoro ciò che fuori da qui, nel mondo, non è considerato lavoro, ma definito volontariato.
Non è lavoro fare i parlamentari due ore a settimana, non è lavoro aspettare i clienti in una bottega riscritta dal sisma con calligrafia stentata. Non è lavoro lasciare le strade incomplete, le piazze vuote e le menti libere solo di espatriare (e spesso neanche quello).
Tutto quello che non è lavoro è l'optional che è diventato il lavoro, è qualcosa per cui offrono consolazione e mai soluzione.
L'assunzione per un mese, l'assenza di sostegni, un welfare per privilegiati: tutto questo non è lavoro.
E dire che è così semplice definire il lavoro: dignità.
Sono padri e padrini che non vorresti e che non hai cercato, ma che ti inseguono ovunque, perchè hanno in tasca la soluzione, almeno fino alle prossime elezioni.
Sono pubbliche discussioni su un dramma privato.
Sono salotti da frequentare prendendo un permesso dal lavoro.
Sono famiglie che vedono giustizia per figli, mariti, fratelli morti di lavoro.
Non è lavoro lasciare soli giornalisti coraggiosi e soldati indifesi.
Tutto quello che non è lavoro è far passare per lavoro ciò che fuori da qui, nel mondo, non è considerato lavoro, ma definito volontariato.
Non è lavoro fare i parlamentari due ore a settimana, non è lavoro aspettare i clienti in una bottega riscritta dal sisma con calligrafia stentata. Non è lavoro lasciare le strade incomplete, le piazze vuote e le menti libere solo di espatriare (e spesso neanche quello).
Tutto quello che non è lavoro è l'optional che è diventato il lavoro, è qualcosa per cui offrono consolazione e mai soluzione.
L'assunzione per un mese, l'assenza di sostegni, un welfare per privilegiati: tutto questo non è lavoro.
E dire che è così semplice definire il lavoro: dignità.
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