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13/104 è il numero magico, e ora? E ora è tutto da scoprire, sicuramente il meglio arriva da adesso in poi... Buona lettura!


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sabato 6 aprile 2013

Le taxi


Esco dall'ufficio tardi, perdo treno, altro treno, la bici ormai è rimasta chiusa nel deposito della stazione, l'ultimo autobus è già passato, insomma non mi rimane che il taxi. 
Il tassista ormai mi conosce, si chiacchiera. Arriviamo a parlare di sport invernali, io - gli dico - non scio, scivolo, quando non rotolo. Lui mi dice che sciare gli piacerebbe, ma non può farlo perchè se si fa male, ad esempio si rompe una gamba, non può lavorare. Esattamente ha detto "e come faccio con il lavoro?", con un tono allo stesso tempo malinconico e pragmatico, emozionale e razionale che mi ha colpito. Mi è arrivata tutta la dignità di chi non elemosina una vacanza, di chi non la pretende da nessuno, men che meno da uno stato che è così altrove che neanche viene contemplato.
Io vorrei che questo tassista girasse per ore, per giorni e notti intere per la città trasportando a turno tutti questi signori che in un momento storico così grave ed urgente si permettono di prendersela comoda, si permettono di giocare di ruolo, si permettono di speculare. Vorrei che li portasse in giro  giusto il tempo di dire loro "e come faccio con il lavoro?" come l'ha detto a me, senza attese nè pretese, e poi lasciarli lì, in mezzo ad una strada.

domenica 10 febbraio 2013

La difesa

Di questo deve essersi trattato, necessariamente di una difesa. Una difesa del proprio posto di lavoro, perchè se il proprietario della ditta per cui lavora applaude e ride sul palco, e magari fra il pubblico che ride ci sono gli azionisti di maggioranza, non c'è proprio altra via d'uscita.
Di difesa deve essere stata la risata, difesa dall'imbarazzo.
Di difesa anche i tentativi di uscirne, di trovare parole adatte, di difesa del proprio essere donna, che se fosse stato un uomo al posto suo non sarebbe potuto succedere.
La verità è che puoi difendere il tuo lavoro da tutto, dalla crisi, dai raccomandati, dalle truffe, ma non puoi difenderlo da chi ne dovrebbe tutelare la dignità.

giovedì 20 settembre 2012

Quando finisce un lavoro

C'è chi si butta a capofitto a cercare altro, c'è chi ride a crepapelle perchè la disoccupazione gli ha restituito un po' di profumo di vita, c'è chi si sente abbandonato e tradito.
Quando finisce un lavoro ci sono mille diverse reazioni, mille domande e altre mille ricerche che partono, curriculum che volano da una casella mail ad un'altra ed un'altra e un'altra ancora.
In ogni reazione, però, qualunque essa sia nel ventaglio che va da un esagerato sconforto all'eccessivo entusiasmo, c'è una profonda dignità, c'è coraggio, c'è resistenza.

Ieri sera ero con un gruppo di coetanei: uno avrebbe iniziato a lavorare oggi, una ha finito ieri, un'altra che ha chiuso una carriera cambiando completamente settore e si sta formando per essere all'altezza, io che cerco di stare in equilibrio fra un incarico e una consulenza, un'avvocatessa che non ha mai l'assoluta certezza che dopo un cliente da assistere ne arriverà sicuramente un altro...
Si vedevano pensieri rimbalzare da una testa all'altra, pensieri pesanti, profondi, che toccano le scelte di vita più serie e impegnative, che riguardano case e vacanze, mutui e bambini, solidarietà ed egoismo. Eppure nessuno che si lagnava, nessuna lamentela, nessuna pacca sulla spalla. Abbiamo riso tutto il tempo, raccontando aneddoti, ricordando amenità, cattive figure, momenti di mutuo soccorso... che bella serata!
Le stanno tentando tutte per rubarci presente e futuro, per farci credere che non saremo mai all'altezza, per toglierci spazio e tempo... Ma noi, noi resistiamo! Noi ridiamo e andiamo avanti!
Tenetevi i vostri privilegi, tenetevi strette le pensioni, le tredicesime e le quattordicesime, tenetevi le vostre granitiche certezze pesanti come macigni che stanno sgretolando la fragilità che ci avete costruito sotto! Che forza che siamo noi, precari dal sorriso facile!
Che forza che siamo noi, che andiamo avanti e resistiamo!

domenica 17 aprile 2011

Tutto quello che non è lavoro

Tutto quello che non è lavoro è svegliarsi la mattina e non sapere come trascorrere la giornata, infrangendo sogni già stanchi. Tutto quello che non è lavoro sono alibi, scuse, rimandi.
Sono padri e padrini che non vorresti e che non hai cercato, ma che ti inseguono ovunque, perchè hanno in tasca la soluzione, almeno fino alle prossime elezioni.
Sono pubbliche discussioni su un dramma privato.
Sono salotti da frequentare prendendo un permesso dal lavoro.
Sono famiglie che vedono giustizia per figli, mariti, fratelli morti di lavoro.
Non è lavoro lasciare soli giornalisti coraggiosi e soldati indifesi.
Tutto quello che non è lavoro è far passare per lavoro ciò che fuori da qui, nel mondo, non è considerato lavoro, ma definito volontariato.
Non è lavoro fare i parlamentari due ore a settimana, non è lavoro aspettare i clienti in una bottega riscritta dal sisma con calligrafia stentata. Non è lavoro lasciare le strade incomplete, le piazze vuote e le menti libere solo di espatriare (e spesso neanche quello).
Tutto quello che non è lavoro è l'optional che è diventato il lavoro, è qualcosa per cui offrono consolazione e mai soluzione.
L'assunzione per un mese, l'assenza di sostegni, un welfare per privilegiati: tutto questo non è lavoro.
E dire che è così semplice definire il lavoro: dignità.