La vita del precario è un continuo aprirsi e chiudersi di porte e portoni.
Una parte di queste porte si apre grazie alla buona volontà - che sfiora la testardaggine e la caparbietà - e alle capacità e competenze acquisite e quotidianamente rimesse in gioco. Altre porte, invece, si aprono e chiudono alle nostre spalle e al nostro passaggio senza che abbiamo neanche tempo e modo per accorgecene.
Talvolta ti si aprono porte davanti e ti ritrovi in progetti e percorsi fantastici e insperati, ma non saprai mai quante porte si sono dovute chiudere per poter aprire quell'uscio.
Talvolta è stata una parola, una frase che ha fatto aprire una porta, ma quella stessa parola, quella stessa frase magari chissà, una porta l'ha chiusa, per fortuna o purtroppo.
C'è una componente di fatalità nella vita del precario, essa infatti ha insieme del fato e del fatato.
Questo post dice tutto e non dice nulla, magari è esso stesso una porta per un nuovo percorso. Sicuramente è un sorriso solidale con tutti i precari che si muovono quotidianamente nel mondo spostando vento leggero che apre e chiude porte.
Questo post è un grazie ad un amico che oggi, senza saperlo, ha aperto una porta, semplicemente facendomi sentire un po' più... blogger.